Google Plus è diventato (ormai) indispensabile

Un tempo c’era solo Facebook che prendeva ampia distanza da Twitter. La piattaforma di Mark Zuckerberg era incontrastata sul piano social, ma dopo una serie di tentativi falliti (chi si ricorda di Google Buzz?) è arrivato un rivale difficile da affrontare: Google Plus.

Google plus

Google Plus è il progetto di Mountain View che, per quanto possano sembrare distanti, sta togliendo quote di utenti a Facebook. O comunque mette in difficoltà questa piattaforma: in un primo momento Google Plus era visto come la città deserta, come il social poco social nel quale si ritrovavano solo gli addetti ai lavori.

Ma non è stato necessario attendere molto per far guadagnare a Google + ben 540 milioni di utenti attivi e la palma di secondo social al mondo per ampiezza dopo Facebook (fonte Wikipedia). Ma perché tutto questo?

Perché Google Plus è diventato indispensabile?

Il primo motivo si ritrova nel processo di cooptazione degli utenti Google. Tutto è collegato in questa miriade di servizi offerti da Big G. Gli Hangout sono collegati al profilo Google Plus, così come lo è anche il tuo account Gmail e quello su Google Drive.

Essere utente Google diventa quasi sinonimo di essere utente Google Plus, ma non è solo questo che aiuta Google Plus a guadagnare una posizione di rilievo in una strategia di web marketing.

Quello che conta veramente, infatti, è l’attenzione verso chi ha creato i contenuti, verso l’individuo. In una realtà in cui eravamo (e lo siamo ancora, in parte) sommersi da contenuti di scarsa qualità, scritti solo per favorire la statistica delle keyword, Google ha pensato di dare un nuovo volto alla ricerca.

Da sempre l’algoritmo di Google cerca di restituire risultati vicini alle esigenze dell’utente. Di tanto in tanto migliora il suo motore per fare in modo che le persone siano realmente soddisfatte. E ha pensato di dare un volto ai contenuti con l’authorship, ma soprattutto di puntare sulle relazioni che intercorrono tra i veri soggetti del web. Ovvero le persone.

La presenza dell’authorship in un articolo, ad esempio, cosa rappresenta per il lettore? Quando cerchi un contenuto sul web e trovi il viso di un autore fidato nella serp cosa pensi? Ormai è diventato un processo automatico: valorizzi la persona. Prima leggevi solo il titolo, raramente l’url. E quando lo facevi la collegavi a un determinato brand solo se era famoso.

Ora l’autore diventa logo di se stesso, del suo brand. Prova a immaginarti il confronto tra un articolo verificato da un autore che conosci, di cui ti fidi, e uno senza il volto dell’autore al fianco. Perché scegliere il secondo?

Il mondo che si cela dietro al concetto di Author Rank, l’autorevolezza dell’autore, è particolarmente articolato e chiama in causa diversi fattori come la qualità dei commenti lasciati su Google Plus, il numero di +1 e di inclusioni nelle cerchie. In realtà questo è uno scenario ancora in divenire e si cerca su più fronti di fare chiarezza.

Quello che è sempre più evidente, invece, è la capacità di Google Plus di dare un valido contributo alla creazione di un brand solido e vivace. L’authorship è solo una parte, importantissima, di questa strategia: attraverso Google Plus puoi creare rapporti virtuosi, profilare i contatti attraverso le cerchie, trovare nuove nicchie e scoprire i gusti di chi ti segue.

Ancora una volta: strategia di web marketing. E tu devi sfruttare al massimo le occasioni offerte da questa potente piattaforma firmata Mountain View.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *