Come usare le immagini per fare Social Media Marketing

Le immagini sono importanti, questo è chiaro. Sono importanti in un sito web perché mostrano all’utente un prodotto, perché spiegano un passaggio in un tutorial, perché attirano l’attenzione con colori vivaci. Ma soprattutto perché portano un significato.

Ora tutto questo è interessante anche da un punto di vista SEO perché le immagini, come ben sai, vengono indicizzate dai motori di ricerca e veicolano dei micro-contenuti (tipo il nome del file o il testo alternative) presi in considerazione da Google & Company. Ma a tutto questo si aggiunge un altro elemento: il Social Media Marketing.

immagini social

Anche sui social è importante utilizzare l’immagine giusta. Anche sui social devi presentare un prodotto visual nel miglior modo possibile. Ci sono dei trucchi che forse non conosci e che dovresti sfruttare al massimo per ottimizzare la tua SMM strategy. Li vogliamo scoprire insieme?

Twitter

Il social che predilige la sintesi permette di allegare immagini ai tweet. Un aspetto interessante perché un tweet visual è molto più incisivo agli occhi dell’utente. E permette di ottenere un engagement superiore rispetto a un messaggio senza allegato.

Ma come puoi ottimizzare l’inserimento di un’immagine su Twitter? in primo luogo scegliendo un contenuto di qualità, collegato al messaggio testuale e, soprattutto, dalle giuste dimensioni. Pubblicare un’immagine con spazi vuoti non è il massimo: rimani nelle dimensioni ufficiali, ovvero 588×293 pixel.

twitter foto

Se vuoi mettere un post in evidenza ti consiglio di studiare un’immagine su misura, in questo modo puoi incrociare l’attenzione di chi arriva sul tuo profilo e proporre offerte speciali, iscrizioni alla newsletter, sconti. Ma ricorda che in questo caso le immagini devono essere di 573×281 pixel.

Un ultimo dettaglio: ricorda che su Twitter puoi anche pubblicare album di foto. Per maggiori informazioni puoi consultare la pagina ufficiale di Twitter dedicata alle immagini (anche fonte delle foto).

Google Plus

Con Google Plus il discorso si fa serio. Perché? Mi sembra ovvio: Google Plus è una piattaforma potente e versatile, ideale per creare un’esperienza visual degna di tale nome. Su Google Plus puoi caricare foto di qualsiasi dimensione e puoi anche pubblicare GIF (lo puoi fare anche con Twitter in realtà).

Mentre su Facebook la qualità della compressione lascia a desiderare, su Google Plus puoi pubblicare scatti da favola. Ma quello che fa realmente la differenza su Google Plus è la potente suite di programmi per modificare le immagini. Da un lato hai le utility di Snapseed che ti permettono di editare l’immagine e di inserire una quantità di filtri impressionante, dall’altro hai un tool per inserire del testo e trasformare ogni immagine in un meme.

logo snapseed

Questo significa che puoi usare Google Plus per caricare ottime immagini del tuo brand o della tua attività, ma soprattutto che puoi creare un meme per la tua clientela o per i lettori del tuo blog da condividere su Google Plus ma anche su altri social. Creare senso di appartenenza è importante, e a volte (dipende sempre dai valori e dal target) un meme può essere utile per rimarcare questo concetto.

Instagram e Pinterest

Bene, il social delle immagini per eccellenza. Instagram è difficile da gestire un unico motivo: lo devi fare soprattutto da dispositivo mobile. Non esiste una piattaforma capace di fare tutto in un unico luogo e per più account differenti. Ma, detto questo, Instagram è un ottimo strumento per migliorare il proprio brand, per migliorare il sentiment e la conoscenza della marca.

La General Electric pubblica foto di turbine e rotori, trasformando in poesia qualcosa che in realtà dovrebbe ispirare tutt’altro solo per farci sognare (di certo non acquistiamo le turbine da Instagram). E poi c’è l’Ikea che ha fatto il grande salto: ha trasformato il suo account in un catalogo, collegando ogni prodotto a un altro account dedicato.

instagram

Un po’ come vorresti fare con Pinterest: la maggior parte delle aziende che utilizzano Pinterest trasformano questo social in una sorta di catalogo aziendale. Sbagliato, Pinterest può diventare anche strumento per fare content curation. Ovvero per raccogliere risorse utili al tuo pubblico e fare in modo che le persone scoprano il tuo account anche e soprattutto per le fonti che riesci a raccogliere. Devi diventare utile, non devi solo farti notare e fare spam.

Facebook

Facebook lo lasciamo alla fine perché in fin dei conti è quello che offre meno opportunità per chi vuole lavorare con le immagini. Sul serio: niente GIF, niente editor di immagini… certo, puoi creare degli album e puoi inserire una foto (anche più di una) nei Milestone. Però, dai, non possiamo svilire tutto in questo modo. L’uso delle immagini su Facebook è fondamentale per catturare l’attenzione. Le persone si distraggono facilmente e il materiale visual richiama l’attenzione, soprattutto se usi le tecniche giuste.

  • Inserisci citazioni famose o concetti importanti su un’immagine.
  • Crea dei collage con i tuoi prodotti.
  • Invita a commentare con una didascalia tipo: “trova tre aggettivi per questo”.
  • Condividi foto inviate dai tuoi fan.

Ecco, quest’ultimo punto è fondamentale. Ho avuto molte soddisfazioni in questo modo. le persone amano condividere il prodotto su Facebook: invita il pubblico a condividere foto e materiale visual per poi condividere, una volta avuto il consenso, sulla tua pagina. L’unica condizione per far funzionare questa tecnica: le persone devono essere felici di quello che proponi. Se non c’è qualità alla base tutte le tecniche di social media marketing non ti salveranno dal flop.

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Ciao Riccardo grazie per l’articolo molto interessante. Non capisco cosa intendi quando dici per facebook di condividere “una volta avuto il consenso” ? Grazie mille Enrica

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Ciao Enrica,

Per pubblicare i contenuti che non sono tuoi devi sempre chiedere il permesso al proprietario, o comunque devi rispettare eventuali diritti d’autore.

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Interessante articolo che ovviamente tiene conto di una certa dimestichezza del blogger e dei vari tool presenti su Internet. Vorrei invece lanciare un tema che ritengo possa essere di interesse tra coloro che vivono in piccoli centri e dove le potenzialità negli ambiti culturali, del web e di tutti gli strumenti ad esso correlati sembra sconosciuta. Faccio riferimento a musei e siti archeologici e non a prodotti di moda o cellulari di tendenza.
Ebbene se fate un rapido giro su internet noterete che siamo ancora al Paleolitico e ci sarebbero posti di lavoro per molti ,se musei e siti rilevanti capissero che è inutile avere una penosissima pagina su facebook solo per mettere 2 foto della giornata delle famiglie al museo o l’avviso scannerizzato della “Chiusura per disinfezione locali”. Se un museo si pubblicizzasse con un blog o un sito aggiornato adeguatamente gli incassi aumenterebbero e non certo per la pubblicità di Ad sense. Se certi direttori capissero che foto ben fatte e video ben distribuiti e commentati su piattaforme diverse, genererebbero interesse e utili per la collettività.

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Ciao Rolando,

cosa posso fare se non darti pienamente ragione? Hai toccato un tema importante: anche le strutture come musei e siti archeologici potrebbero avere grandi benefici dal social media marketing. Ma le risorse sono poche e l’idea è sempre la stessa: “Arrangiamo. Facciamo noi. Tanto che ci vuole, è solo Facebook”.

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Ciao Rolando,
tocchi un tasto dolente. Conosco bene l’argomento “musei (e siti archeologici) e promozione culturale mediante i social” e non posso che darti ragione. Trovo che non ci sia cosa peggiore di avere un profilo social non seguito e non aggiornato. Mi capita spesso di vedere profili aggiornati al 2014. Tanto che ti viene da pensare che quel museo sia chiuso! E questo non succede solamente per le piccole realtà. Ma il vero problema è che poi lo stesso personale dei musei lo ritrovi a tutti i corsi e seminari che parlano di questo argomento, ma, visto i risultati, credo che trascorrano la maggior parte del tempo alla macchinetta del caffè!

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Meglio non averlo a questo punto. I social devono essere seguiti punto per punto.

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